Nel mese di novembre abbiamo terminato di tradurre in lingua italiana il libro del prigioniero mapuche Rafael Pichún Collonao, intitolato Maw Kurruf Duguy Werken – Kiñewunngetuael
Rafael è werken della combattiva comunità Temulemu e portavoce della CAM.
Lo scorso anno abbiamo organizzato alcune presentazioni del libro con la presenza del figlio Antv, per alcune settimane in Europa per diffondere la voce della lotta autonimista mapuche.
La prima presentazione è stata organizzata per sabato 30 novembre 2025 presso lo spazio Curdo di Bellinzona (Svizzera) e la prima e l’unica in Italia (con la presenza del figlio), a Milano presso il centro sociale Torchiera il 1.12.2025
La vendita del libro, TOTALMENTE PRODOTTO DAL COLLETTIVO, è finalizzata a sostenere le spese legali di Rafael. LIBERTA’ PER TUTT* I MAPUCHE IN LOTTA. Nessun prigioniero “politico”…libertà per tutti e tutte!!
Riportiamo la prefazione scritta dallo storico Martin Correa
Rafael Pichun Collonao, “Rafa”, è figlio della resistenza che ha caricato sulle proprie spalle una vita di sacrifici quando era bambino, e di persecuzioni da giovane, come lo è stato per la sua famiglia in Temulemu, per la sua comunità e dopo come weichafe* e werken* della CAM (Coordinamento
Arauco Malleco) fino all’attualità. Rafa è il mio “wenuy”, come lo fu il padre, il lonko Pascual
Pichun. Ogni volta che arrivavo a Temulemu, per condividere documenti che avevo incontrato e che servivano per “sostenere” la lotta per la riappropriazione territoriale, la madre Flora mi si avvicinava, mi abbracciava e diceva, con la sua voce grave e accogliente, “guarda chi è arrivato, il wenuy del Lonko”. Questo fatto mi riempiva di orgoglio come quando Rafa mi chiese di scrivere alcune parole per
il prologo. Devo dire che quando mi è arrivato il testo mi sorpresi positivamente, per la forza dei suoi testi e la profondità delle sue parole, per la sua capacità di descrivere in modo accurato, e ironica quando lo merita, i fatti che ha vissuto lui, la sua famiglia, il suo Lof, e nel farlo va oltre, trasformandolo
nella storia del popolo mapuche. Rafael Pichun ci racconta generosamente parte della sua vita, della sua infanzia, descrivendo i lavori che svolgeva quando era ancora bambino, andando al paese la notte precedente, camminando con i buoi che caricava durante il giorno. Camminava otto ore di andata e 8 ore di ritorno, con i suoi fratelli minori, lui con solo 13 anni, a vendere verdure dell’orto familiare o la legna che recuperavano nei terreni delle aziende forestali vicine, che alcune volte nel passato furono della comunità e che oggi sono tornate ad esserlo. Tutte attività finalizza te all’aiuto dell’ ”economia” familiare. Giocava a pallone con i suoi fratelli e tutta la famiglia, che loro stessi costruivano, sorvegliava gli animali e li portava a bere l’acqua al fiume. Attraverso dei ricordi della sua infanzia, Rafa ci descrive l’infanzia di molti pichikenche (bambini) di Wallmapu, storie nelle quali molti abitanti a sud del Biobio si vedranno ritratti, e questo ha un grande valore.
Ora, con il trascorrere degli anni, Rafa ha trasformato la vita sacrificata del bambino mapuche, nel migliore apprendimento, riscattando il piacere di vedere la famiglia a unirsi per celebrare il ritorno al campo di quelli che furono per un tempo in città. Narra dell’arrivo della primavera, e in questi tempi l’unica, della bicicletta, delle risate durante le camminate all’alba con i suoi fratelli, dell’aiuto nel mun
gere le mucche, ricevendo come premio il “primo latte” ai piedi della vacca, di cui il primo di tutti era per i vitelli. Tutti momenti che si trasformarono in valori, in principi, che marcarono a fuoco la sua crescita e la sua dedizione, il suo impegno per la resistenza e la riappropriazione della digni tà e del territorio mapuche, e com‛ è stata la sua storia, con momenti di sacrificio, di dolore, della dedizione per i
suoi sogni, di repressione e di carcere. I testi che ci consegna parlano anche di quello, della repressione, della persecuzione giudiziaria e delle istituzioni dello Stato cileno al quale fu sottoposta la sua comunità, suo padre, il Lonko Pascual Pichun, le sue madri, Flora e Yoya, i suoi fratelli e sorelle, i suoi nipoti, i suoi figli, a partire dal la fine degli anni ‛90 e fino ai giorni nostri. Un castigo per rivendicare le loro “terre antiche”, che formavano parte dell’antico Lof, quelle terre che confinavano con le comunità
vicine, nella Collina La Mula, un “segnale” per suo fratello Juan Pichun, oggi Lonko, dove si trova un Eltun (cimitero), dove furono seppelliti gli antenati. Nel medesimo luogo si trovano importanti siti sacri, protetti dai Ngen Pulükawel, quei terreni che arrivavano fino al fiume Colpi, quelli che formavano l’antico Lof e che a partire dall’Occupazione Militare del Wallmapu, furono depredati prima militarmente e dopo attraverso aste fiscali a favore di proprietari terrieri dando origine al fondo Nanacahue. Oggi è proprietà della famiglia dell’ex Ministro di Stato e membro del Tribunale Costituzionale, un certo Juan Agustín Figueroa, e Santa Rosa de Colpi, propietà dell’azienda forestale Mininco fino al 2012, quando fu oggetto della riappropriazione territo riale messa in atto dalla comunità Temulemu nonostante che manteneva il controllo del terreno già dal 1999.
Come ben ricorda Rafael Pichun in queste pagine, “da quel giorno, per la nostra famiglia non è stato più lo stesso, diventando da quel momento nemici dello Stato cileno”, e questo ha comportato numerose perquisizioni, senza farsi problemi per la presenza dei bambini, anni di clandestinità, e arresti. Rafael Pichun ha vissuto sulla propria pelle il “razzismo giudiziario”, l’assenza assoluta del “giusto processo”, come parte del Lof Temulemu, e da un tempo a questa parte, come weichafe e werken della CAM. Quando l’imputato è cileno, questo è innocente fino a che si provi la sua colpevolezza, in cambio, quando l’accusato è mapuche, dal principio è dichiarato colpevole, e tutti gli sforzi, che non sono pochi, sono finalizzati a provare la sua innocenza. Se questa si otterrà, che è difficile, bisogna considerare la conformazione delle corte dei Tribunali, ovverosia è composta nella sua maggioranza, da discendenti
di coloni o soggetti vincolati alle aziende forestali. I lunghi anni in prigione preventiva sono un castigo ai quali sono sottomessi i Prigionieri Politici Mapuche che riempiono le carceri di Traiguén, di Angol, di Temuco, e della città di Valdivia.
Chi risponde per gli ingiusti anni in carcere? Chi si fa carico degli anni nei quali furono, senza nessuna ragione, lontani dai loro figli?
Il padre di Rafa, il Lonko Pascual Pichun, fu incarcerato per cinque anni nel carcere di Traiguén, dove si ammalò di polmonite, coseguenza del rigore delle condizioni carcerarie e del freddo. Tale patologia lo accompagnò fino all’ultimo giorno della sua vita, il 21 di marzo del 2013 all’età di cinquantanove anni, senza poter godere delle terre recuperate per il quale tanto lottò. La sua morte arrivò dopo la sen
tenza della Corte Internazionale dei Diritti Umani, in data 29 maggio 2012, nella quale lo Stato cileno, durante il processo giudiziario che fu oggetto il Lonko e altri dirigenti mapuche, fu giudicato non rispettoso delle regole del giusto processo, del diritto che è rispettato per ogni persona, meno per il mapuche. Lo Stato cileno effettuò numerose irregolarità, violando il diritto della difesa a interrogare i
testimoni, si usarono testimoni senza identità e, nel caso del Lonko Pascual, non si rispettò il fatto che si trattava di un’autorità mapuche. Le lettere che oggi ci consegna Rafael Pichun e che sono pubblicate in questo libro, in una storia che sembra non avere fine, sono inviate dal carcere, luogo che conosce be
ne già dal 2003 dove fu condannato, insieme a suo fratello Pascual, per il delitto d’incendio, sentenza basata su falsi testimoni e prove senza fondamento, Tali aspetti sono stati denunciati dai loro familiari, che furono provati nel processo.
Recentemente, nell’aprile del 20024, fu detenuto in virtù di un ordine di cattura che non era vigente, inaugurando una costante persecuzione. Ora nel ruolo di portavoce della CAM, senza provare alcun reato, è stato successivamente accusato di attacco incendiario a Quilleco, senza nessuna prova riguardo alla sua partecipazione ai fatti che gli sono imputati. Rafael è soggetto a detenzione preventiva, e accusato di essere l’ ”attuale portavoce di una organizzazione radicale”, ovverosia per le sue idee, e non per fatti
delittuosi. E‛ accusato nuovamente di essere portavoce del la CAM, per le sue idee e riguardo a fatti successi a Purén, quindi soggetto a una doppia carcerazione preventiva, e peggio ancora, considerando la documentazione prodotta dalla Commissione dei Diritti Umani, senza considerare minimamente il suo essere mapuche. Tutto risponde, come denuncia la sua famiglia, a una “politica repressiva che
si manifesta attraverso il potere giudiziario decretando detenzioni preventive che corrispondono a pene anticipate, ovverosia un castigo anticipato”.
Martín Correa, storico
