Pubblichiamo un testo riguardo alla nostra considerazione dei prigionieri politici, di cui anche i Mapuche chiedano la liberazione. Per la libertà di tutte le individualità rinchiuse in una gabbia.
questo testo è stato pubblicato come NOTA DEI TRADUTTORI nel libro del prigioniero Rafael Pichun.
Le individualità del collettivo Lotta Mapuche.
Ringraziamo Rafael, conosciuto personalmente da alcuni di noi nel carcere di Temuco (Wallmapu, territorio mapuche occupato dallo stato cileno) negli ultimi giorni di maggio 2025, per averci fornito la possibilità di tradurre il suo libro in lingua italiana.
Riguardo alla definizione di prigioniero “politico”, evidenziamo che non condividiamo minimamente la differenziazione tra prigionieri “politici”[1] e quelli “comuni”, per il semplice fatto che riteniamo qualsiasi luogo detentivo, che sia un carcere, una struttura psichiatrica chiusa, un CPR per migranti “senza documenti” o un allevamento per animali, una realtà abominevole e di annientamento dell’identità umana e animale, e solo degno di essere abbattuto. Luoghi non certamente riabilitativi come il dominio vuole narrare in ogni dove, solo becere filastrocche ideologiche necessarie a ottenere la credibilità da una cittadinanza sempre più servile. La finalità ”democratica” di tali strutture è quella di mantenere violentemente i rapporti di forze vigenti nelle società autoritarie, nelle quali le logiche di potere, dettano le regole del gioco, ovverosia le regole della fantomatica “pace sociale”. I meccanismi violenti di funzionamento delle strutture coercitive dimostrano oggettivamente la loro reale funzione, e conseguentemente svelano, a chi ha il coraggio di osservare la cruda realtà, l’ipocrisia della loro funzione ”sociale e riabilitativa”.Idealizzare il “prigioniero”, sarebbe come mitizzare il “mapuche”, negando ogni complessità e ricadendo nel vortice ideologico.
Anche nel mondo mapuche ci sono realtà e individui con cui noi non abbiamo nessuna affinità, visto che sono a dir poco venduti alle strategie di frammentazione messe in opera professionalmente dallo stato e dal capitale, con le loro politiche estrattiviste, coloniali, e di musealizzazione dell’identità mapuche. Anche il “prigioniero”, a prescindere dall’atto “criminoso” di cui è accusato o condannato sulla base di un codice penale creato da un miserabile stato, non deve essere considerato un soggetto da recludere dietro alle sbarre, in luoghi coercitivi solo in grado di aumentare le problematiche esistenziali o culturali, e a reprimere i comportamenti positivamente devianti che sono espressi da individui o gruppi, che non accettano di sottomettersi alle violenze strutturali della società, spesso legalizzate dallo stato.
Libertà per i mapuche incarcerati, libertà per tutti e tutte! Per la riappropriazione territoriale, culturale e spirituale. Autonomia e libertà per i Mapuche in lotta! La vendita del libro è finalizzata a sostenere i prigionieri.
Le individualità del collettivo Lotta Mapuche.
[1] PPM preso politico mapuche – prigioniero politico mapuche
