CONDANNA per ORIANA e VICTOR. Julia Chuñil Catricura LOTTA INSIEME A NOI!

JULIA donna mapuche da sempre in prima linea nella difesa della Terra, scomparsa a novembre 2024.

Oriana Segovia e Victor Ortega sono stati arrestati giovedì 30 ottobre 2025 durante una perquisizione presso il loro domicilio, nell’ambito di un’indagine sulle minacce rivolte al procuratore Jaime Calfil, membro della squadra della Procura che indaga sulla scomparsa di Julia Chuñil Catricura, avvenuta nel mese di novembre del 2024 e per la quale, ad oggi, non è stato fornito alcun risultato per comprendere le ragioni della sua sorte. L’indagine sulla scomparsa di Julia è stata caratterizzata da irregolarità, quali l’esclusione di prove, il ritardo nell’espletamento di atti investigativi fondamentali, la criminalizzazione e le pressioni illegittime da parte della Procura e dei carabinieri nei confronti della stessa famiglia di Julia, nonché la criminalizzazione dell’avvocata Karina Riquelme per presunte fughe di notizie.
In questo contesto si sono svolte diverse manifestazioni di sostegno alla famiglia Chuñil, per esigere risposte dalla Procura e affinché venga indagato il principale sospettato secondo la stessa famiglia: l’imprenditore Juan Carlos Morstadt Anwandter. In una di queste manifestazioni, secondo la Procura Metropolitana Sud, sono stati esposti striscioni e cartelloni con minacce rivolte a Jaime Calfil. Questo fatto ha dato avvio alle indagini nei confronti di Oriana Segovia e Victor Ortega, i quali, al termine di un processo abbreviato, sono stati condannati rispettivamente a 7 e 6 anni di reclusione, in un’udienza tenutasi martedì 28 luglio scorso, per minacce e violazione della legge sul controllo delle armi.

Dal carcere di Llancawe, dopo la sentenza di condanna:

«A tutti i nostri wenuy, amici, compagni, individui consapevoli, alle nostre affinità, alla nostra famiglia di sangue. A tutti coloro che camminano nei boschi nativi riempiendosi di newen per lottare contro ogni devastazione e ogni forma di estrattivismo del capitale predatorio.
Ci avviciniamo al vostro piwke con queste parole di resistenza.
Sono ormai trascorsi 9 mesi di prigionia e sequestro dei nostri corpi da parte dello Stato – carcere-capitale.
Come ben sappiamo, siamo prigionieri nel carcere-azienda Llankahue-Ainil-Valdivia, nella Regione dei Fiumi.

Oggi, 28 luglio, siamo stati condannati a 7 e a 6 anni di reclusione da quel circo giuridico machiavellico; il caso è stato risolto in un’udienza di 30 minuti. Pubblici ministeri e magistrato, tutti allineati per emettere la sentenza e continuare a criminalizzare chi lotta per la difesa della terra e delle sue foreste native.
Abbiamo ascoltato il circo giudiziario e il suo intrico legalista, che ci ha condannati per essere un pericolo per la società, in base alla legge 17.798… (controllo delle armi e degli esplosivi), e minacce al procuratore Jaime Calfil per la sua complicità nella scomparsa di Julia Chuñil.

D’altra parte siamo consapevoli che la persecuzione è senza alcun dubbio rivolta a tutti i lottatori sociali che riescono a infrangere le leggi imposte da questa società, che è ormai marcia e governata miseramente dall’egoismo e dal consumismo. C’è chi si adagia nell’opulenza e chi, come noi, sacrifica la libertà per la difesa della ñukemapu. Le leggi imposte condannano il popolo povero e lo fanno proteggendo e difendendo gli interessi del capitale.
Proteggono gli imprenditori estrattivisti e i devastatori della ñuke mapu. Siamo consapevoli che il carcere è un bastione istituzionale pestilenziale; oggi siamo prigionieri della guerra di classe e sociale, ma siamo anche consapevoli che non abbandoneremo mai e poi mai la lotta per la liberazione totale.
Né la dittatura militare, né la democrazia potranno fermare l’organizzazione popolare, la difesa della ñuke mapu e la lotta insurrezionale.

Il carcere opera proprio per punire non solo i prigionieri, ma anche le famiglie, i complici e le persone vicine, coloro che vivono tra le sbarre e tonnellate di cemento.
Amici, individui consapevoli, affini, lof sanguinea, lof sovversiva: vi abbracciamo e vi ringraziamo per ogni gesto di solidarietà e amore tra compagni.
Forza, saremo in grado di farcela: con i nostri morti nella memoria viva, i nostri prigionieri politici, anarchici, mapuche e sovversivi, continueremo sul sentiero del weichan.
Né silenzio, né oblio, una vita intera di lotta!!
Amulepe taiñ weichan!!

Victor Ortega Segovia
Oriana Segovia Casas

Prigionieri per aver difeso la ñukemapu e le sue foreste native.
E mentre la polizia favorisce il naturale corso della devastazione e i banditi si perdono nei vizi e nell’alcol.
Qui continueremo a resistere come i miei antenati, per coloro che verranno e per quelli che siamo.
Resistendo alla fame, alla prigione e al dolore.
Amore e ribellione