di Pedro Canales Mari’a Jose’ A’lvarez Carolina BahamondeMarie Juliette Urrutia
Tradotto dal collettivo LOTTA MAPUCHE primavera 2025 – da WALLMAPU, territorio Mapuche occupato dallo stato cileno.
NOTA dei TRADUTTORI
Non è un caso che abbiamo iniziato la nostra opera di traduttori, con un testo che pone in luce le pagine volutamente nascoste dalla storia ufficiale, da una narrazione egemonica da chi tutt’ora fornisce continuità a una politica neo-coloniale e specificatamente estrattivista, nei confronti dei territori ancestrali del Popolo Mapuche.Riteniamo indispensabile, per comprendere la complessità della realtà che attualmente riscontriamo nei territori Mapuche, consocere la storia di devastazione e saccheggio perpetuata da un potere sempre interessato a stigmatizzare, criminalizzare e invisibilizzare un fiero popolo indigeno che non si è mai sottomesso davanti ai numerosi invasori che hanno tentato in più occasioni di distruggere la sua esistenza. Per recuperare i propri territori, la propria cultura, la propria spiritualità, la propria identità, è necessario rileggere la storia basandosi sui fatti realmente accaduti e divulgarla ovunque. Per noi anche questa è una sincera e inequivocabile espressione di solidarietà alla lotta autonimista Mapuche.
WALLMAPU LIBRE! Sempre e ovunque contro ogni forma di potere!
PAROLE D’ INIZIO
Negli ultimi anni si sono scritti molti libri riguardo alla storia del Popolo Mapuche in Cile e Argentina.Alcuni testi hanno posto attenzione alla storia Mapuche e alla sua relazione con i colonizzatori, altri si sono focalizzati su momenti difficili come l’occupazione militare del territorio Mapuche dalla seconda metà dell’800 in avanti.Quello che presentiamo in questo libro è uno sforzo collettivo che ha come grande obiettivo poter rivisitare/revisionare “quello che si è detto del Popolo Mapuche”, considerando la voce di uomini e donne Mapuche che, per mezzo della memoria, permettono di osservare capitoli che la storia cilena non ha considerato. In questo senso la Vicerrectoria de la Vinculacion con il Medio dell’Università di Santiago del Cile, ha sostenuto questa idea e ha permesso di consegnare a voi questo libro. Nelle pagine che state cominciando a leggere ci sono quattro capitoli che vogliono lasciare traccia di una storia che non si racconta nei libri scolastici, cancellando l’umanità di un Popolo saccheggiato però in constante resistenza.Questo libro focalizza il suo sguardo in quello che fu falsamente chiamata “Pacificazione dell’Auraucania”, un tempo di guerre contro i Mapuche portata avanti dall’esercito cileno sulla base di un discorso razzista e colonizzatore che ridusse questo Popolo alla sopravvivenza. E‛ la storia di un’invasione.
IL POPOLO MAPUCHE
Verso la metà del secolo diciannovesimo il Popolo Mapuche viveva in forma indipendente nelle sue terre, quelle che si trovano dal fiume Bio-bio al sud del Cile. Questo territorio si estendeva dall’oceano Pacifico all’oceano Atlantico. I Mapuche vivevano in quello che oggi sono Cile e Argentina. La loro terra si conosce come Wallmapu. Il Ngulumapu (la parte mal chiamata cilena, o meglio dire la terra a ovest delle Ande) si estendeva approssimatamente su 30 milioni di ettari, mentre il Puelmapu (la parte mal chiamata argentina o meglio dire la parte a est delle Ande) si estendeva su 100 milioni di ettari. Ai tempi dell’arrivo dei conquistatori spagnoli cifu una guerra per sottomettere il pololo indigeno, ma gli invasori non riuscirono ad avanzare oltre al fiume Bio-bio.L’indipendenza del popolo mapuche venne riconosciuta nei trattati che si stipularono con i colonizzatori spagnoli. Con loro si arrivò a formare parlamenti o koyamgtun:“questi funzionarono come strumento di contrattazione tra la nazione Mapuche e la corona spagnola, regolando l’insieme di relazioni tra le parti involucrate”. E‛ importante menzionare che questi parlamenti si realizzarono in lingua Mapuche, il mapudungun, così gli spagnoli dovettero apprendere la lingua locale per poter negoziare.L’autonomia nel territorio Mapuche gli ha permesso di fare un uso della terra per differenti fini, come l’agricoltura, l’allevamento e incluso per fini religiosi, ma anche per stabilirsi con le proprie case conoscute come rukas. Il territorio Mapuche in questi tempi si organizzava in base ai Lof che tutt’ora sono uno spazio orizzontale con limiti geografici come un fiume, una collina ecc… Ieri come oggi nei Lof vivono famiglie che hanno una discendenza comune e vivono in armonía con la terra. La loro economía nel secolo diciannovesimo si sviluppava in base a una rete di interscambio dentro la regione e anche verso l’esterno, già per il fatto che c’era un flusso constante di persone tra il Ngulumapu e Puelmapu, ma anche mediante l’allevamento, e incluso per la grande miniera d’oro di Potosì, in quella che oggi è Bolivia.All’epoca i Mapuche si convertirono in grandi allevatori, attraversavando la cordigliera delle Ande in cerca di migliori pascoli per poter alimentare gli animali che poco dopo vendevano. Secondo lo storico José Bengoa, la società Mapuche nel secolo 19° stava compiendo un processo di cambiamento che si rendeva ogni volta più complesso e si sviluppava economicamente in base alla vendita degli animali (vacche, cavalli e pecore). Nello stesso tempo commercializzavano i tessuti che producevano le donne nei loro laboratori artigianali. E‛ importante riportare che quando si parla della vendita dei prodotti artigianali, non era come nell’attualità, dove si cerca di ottenere soldi per continuare a comprare. Si effettuavano scambi di prodotti, come anche si cercava di ottenere monete di argento per lavorarle e convertirle in foglie e accessori che usavano le donne Mapuche.Riguardo all’agricoltura, si coltivava per potersi autoalimentare, però non arrivarono a comercializzare i loro prodotti agricoli su grande scala. Un altro esempio d’indipendenza Mapuche è che l’uso della terra ha a che vedere con la sferaspirituale, per esempio per realizzare una ceremonia (Nguillatu’n) è necessario tenere uno spazio specialmente dedicato per la realizzazione di questo rituale (Nguilaiue), il cui fine è richiedere una buona raccolta, ringraziare per quest’ultima e far si che un fenomeno climatico si realizzi o termini. Quando si fonda la Repubblica cilena al principio del secolo diciannovesimo, si riconosce la figura indígena, evocando uno spirito guerrigliero necessario per il raggiungimento dell’indipendenza. Però verso la metà del secolo diciannovesimo, queste idee si lasciarono da parte e lo Stato, con il fine di esercitare la sovranità in tutto il suo territorio, ovverosia tra l’attuale regione nord di Atacama fino al fiume Biobio, iniziò a invadere le terre che appartenevano al territorio Mapuche, lasciandole solo il 4,8 % di quelle terre che possedevano originariamente. Questa invasione si svolse in nome dell’idea che i Mapuche sono persone inferiori, e che devono essere civilizzate. Una delle altre idee che pianificò lo Stato è che le terre che stavano invadendo erano “vuote”, ovverosia che erano occupate da niente e da nessuno. In un primo momento le terre furono saccheggiate e i Mapuche rimasero con pochi terreni solo per sopravvivere e non possedevano estensioni di terre necessarie per alimentare gli animali. L’economia fu colpita per il fatto che gli animali allevati morirono per cause prodotte dalla guerra e quelli che sopravvissero non avevano dove mangiare, cadendo nella povertá. Nello stesso tempo lo Stato cileno chiuse i passi frontalieri della cordigliera ponendo fine alla transumanza dei Mapuche tra Argentina e Cile. Inoltre fu colpita la sua spiritualità perchè i terreni destinati per compiere le cerimonie già erano posseduti da cileni o coloni stranieri. Per ultimo, per il fatto di aver ridotto le loro terre, i Mapuche furono forzati, durante il secolo ventesimo, a migrare verso le città con il fine di poter sopravvivere e inviare sostegno economico alle famiglie che vivevano ancora nel campo. Tale realtà si è definita la diaspora Mapuche. Dobbiamo mettere in chiaro che lo Stato cileno non solo non rispettò i trattati che si erano realizzati precedentemente, ma che anche impoverì e saccheggiò territori che non gli appartenevano con il fine di esercitare la sovranità sopra il Wallmapu, come anche usare le terre con finalità economiche fino al giorno d’oggi. Inoltre si sradicarò il Azmapu o leggi Mapuche, destrutturando la loro forma di vita e lasciandoli confinati in piccoli spazi di terra fino all’attualità. Lorenzo Kuluman, un Mapuche che visse le conseguenze della guerra, segnala quanto segue: ”quello che abbiamo ottenuto con la civilizzazione che dicono che ci hanno dato, è vivere schiacciati come l’orzo in un granaio “.A continuazione ci immergeremo in quello che pianificò lo Stato cileno dalla cittá di Santiago e che impose “guardando al sud”.
STATO CILENO
Lo stato nazionale in Cile, come si è già abbozzato precedentemente, ha scritto la sua storia dando le spalle ai popoli indígeni che abitavano in questi territori da molti secoli prima che questo stato venisse fondato (1818).In termini generici lo stato nazionale è l’organizzazione política che gruppi umani definiscono, con la finalitá di ordinare la convivenza tra di loro, per mezzo di leggi e istituzioni che funzionano in tutto il territorio delimitato dai confini nazionali.Il caso cileno assomiglia molto a quello di altri paesi dell’America Latina (Abya Yala/terra viva) . Dai primi dell’800 i popoli indígeni furono l’emblema nella lotta per le rispettive indipendenze, I gruppi locali che cominciarono il percorso verso l’indipendenza dal re di Spagna, presero la figura degli indígeni come esempio di lotta contro l’ oppressione e l’abuso coloniale, però questo non durò molto tempo. Come riportato alcuni anni fa dall’antropologo Milan Stuchlik, gli stereotipi mossero le società nazionali al momento di considerare e contattare i popoli indígeni. Dopo l’ottenimento dell’ indipendenza, questi popoli non furono più visti come “eroi” o “esempi da seguire” e passarono a essere considerati un “ostacolo”, delle “barriere” che impedivono il progresso delle nascenti nazioni. Tutto questo è parte della storia del diociannovesimo secolo che appare molto lontano, però che in realtà ha ancora da dire ai giorni d’oggi. Quello che succede oggi in distinte comunitá Mapuche nelle regioni del Biobio, Araucania e Los Rios, è, in grande misura, prodotto della storia che si verificò in questo lontano secolo diciannovesimo. Oggi i mass media, le organizzazioni politiche e lo stesso stato nazionale, definiscono le organizzazioni e le mobilitazioni Mapuche come espressioni “di violenza”, “disordine” e di ”terrorismo”. In generale la popolazione cilena ripete, crede e strasmette, questo messaggio danneggiando l’immagine dei Mapuche che solo esigono visibilitá, rispetto e ascolto. Tutto quello che attualmente si verifica si comprende a partire da una lunga storia, quasi sconosciuta, molto poco trattata nelle scuole. Vediamola.Quando lo stato cileno nacque, organizzò la sua vita come Repubblica in un territorio che partiva a nord dalla regione di Atacama fino al sud con la regione del Biobio. I territori Mapuche a sud del fiume Biobio non furono parte di questa prima mappa nazionale. Perchè questo si verificò? Sono varie le ragioni. Una di queste ha a che vedere con la necessità inmediata che lo stato definì per la sua stabilità e governabilità. In termini economici, le attività minerarie del così chiamato “piccolonord”, e l’attività agropecuaria nel Cile centrale, bastavano per ottenere questi obiettivi fondanti. Le regioni al nord di Atacama, è dire, Antofagasta, Tarapaká e Arika-Parinakota, erano parte di altri due nascenti stati nazionali: Bolivia e Perù, rispettivamente. A livello commerciale il nuovo Stato cileno continuò a fare, come nel periodo precedente, “La Colonia” con un’economia primaria, monoesportatrice, e coloniale.In questa maniera, e grazie ai “fronti pioneri” in California e Australia, per vari decenni questo schema di progresso fu sufficente per quelli che controllavano la política e l’economia nazionale. Questa storia la si è chiamata “I tempi del boom dei cereali”. Come la priorità cilena era la zona centrale del territorio, il Popolo Mapuche continuò vivendo secondo codici di vita stabiliti nell’epoca coloniale, a partire dei Koyangtun (parlamenti spagnoli-mapuche). Per mezzo di questi parlamenti o patti con le autorità spagnole, il Popolo Mapuche ottenne la definizione di una frontiera nel fiume Biobio con i colonizzatori.Il patto più emblematico è del 1641 consciuto come il “trattato di Quillin”. In tale trattato l’impero spagnolo riconosce l’autonomia Mapuche al sud del fiume Bio-bio. La popolazione Mapuche fermò l’avanzamento del grande impero e sviluppò la sua vita secondo l’Az Mapu e le sue proprie leggi. Dopo questo trattato ne vennero stipulati altri. Nei tempi della Repubblica, si firmò un trattato che tornava a riconoscere l’autonomia del popolo Mapuche. Questo patto fu quello di Tapihue del 1825. Possimamo definire che da questo accordo e fino al 1857, lo Stato cileno non dimostrò maggiore interesse nei confronti dei territori mapuche. Lo Stato interagì con i Mapuche per mezzo di missioni religiose al fine di entrare nei territori mapuche, cristianizzare e “civilizzare” la popolazione locale. Verso il 1857 l’intenzioine di invadere il paese Mapuche, è cominciata a materializzarsi in tutte le sue espressioni.Le costanti crisi economiche del sistema produttivo ideato nei tempi della nuova Repubblica, furono cruciali al momento di “guardare al sud”, secondo lo storico Jorge Pinto Rodriguez. Queste crisi si verificarono nel decennio del 1850, brevi ma molto profonde e dannose per i produttori cileni. In tale occasioni iniziò una storia di sfruttamento territoriale e umano. Una storia drammatica, però nel momento in cui si osserva come un popolo difese i suoi territori, le sue storie, le sue memorie, il suo essere, è indubbiamente anche una storia carica di dignità.Vari storici cileni e mapuche hanno sudiato quello che realmente successe. Per esempio, Jorge Pavéz ha scritto un libro nel quale presenta una grande quantità didocumenti mapuche, che permettono di comprendere prima, durante e dopo quello che è realmente successo con la popolazione Mapuche e le sue terre, nella seconda metà del secolo XIX. Secondo questo studioso, le autorità Mapuche difesero con argomenti solidi e precisi, il diritto a non perdere la libertà che conquistarono le generazioni precedenti.Jorge Bengoa, antropologo, ha definito questo storia come una storia dell’intolleranza contro il popolo Mapuche. Rodriguez sostiene che si pianificò da Santiago un progetto per occupare militarmente il territorio ancestrale Mapuche. Secondo questo autore, lo Stato cileno ha dovuto elaborare una vera e propria “ideologia dell’occupazione” che generò l’appoggio unanime della popolazione tra Atacama e il fiume Bio-bio. Tale consenso permise l’ingresso delle forze militari nei luoghi dove viveva chi ispirò i soggetti, che nel 1818, lottarono contro la Spagna e per l’indipendenza. Tutta una contraddizione. Fernando Casanueva, da parte sua riporta che lo slogan dei cileni che entrarono in Ngulumapu fu: “indios cattivi in terra buona”, con il quale si sommarono numerosi appoggi e notevoli sforzi per poter annettere il popolo Mapuche ai territori cileni.Il professore Pablo Mariman ha dichiarato dell’esistenza di un doppio progetto nell’occupazione militare del Ngulumapu, una guerra per la terra e una per l’allevamento di bestiame. Un suo collega, Hernàn Curanir ha riportato nei suoi scritti della morte tra i 30 e i 60 milioni di morti Mapuche che hanno combattutto per difendere la loro terra e la loro libertà. In termini generali, la guerra d’invasione e occupazione del Ngulumapu, si estese per 22 anni, tra il 1861 e il 1883. La strategia militare fu ideata da Cornelio Saavedra, un sinistro funzionario dello stato che pianificò l’avanzamento delle truppe a partire dalle “linee”, ovverosia da fiume a fiume, una maniera per cui le forze cilene riuscirono a mantenere la comunicazione, la coesione e il potere di fuoco davanti al nemico Mapuche. Con tale strategia si iniziò a controllare la zona del fiume Malleco e successivamente la conca del fiume Cautin, e per concludere le zone intorno al fiume Toltén e al lago Villarica.Una legge del 1886 sperava di poter concretizzare velocemente la depredazione dei territori, stabilendo una legge di “radicazione” della popolazione Mapuche sopravvisuta alle truppe cilene.Da Valparaiso, José Bunster, conosciuto imprenditore tedesco, appoggiava con notevoli risorse i movimenti del sud. Conclusa l’invasione del territorio, lo chiamavano “il re del trigo” per le grandi quamtità di mulini e altre investimenti che pianificò in queste regioni.Per lo Stato cileno questa guerra contro il popolo Mapuche fu accompagnata da certi discorsi finalizzati alla modernizzazione del paese e una maggiore qualità di vita dei suoi abitanti. Si diffuse la notizia che la nuova regione era diventata “il granaio del Cile” e la sua popolazione, coloni europei e anche cileni, avevano la speranza di una vita migliore in queste terre. Esempio di questa narrazione fu l’inaugurazione di un viadotto fino ad oggi conosciuto come il “viadotto di Malleco” nel comune di Collipulli. Questa maestosa opera ingegneristica fu la manifestazione dell’ottimismo cileno dopo l’operazione di depredazione contro il popolo Mapuche. A partire da questo momento, le scuole, le chiese, le sue missioni, l’istituzionalità e il mercato furono elementi che accompagnarono la presenza dei “nuovi padroni” di questo territorio.Cosa si è verificato con i Mapuche sopravvisuti? L’ecatombe fu totale. Lo Stato li rinchiuse, in rispetto delle varie leggi emanate, nel 4,8% del suo millenario territorio. Li mise alla deriva con la speranza di una vera e propria estinzione totale degli “auracani”, così definiti in maniera dispregiativa dalla razzista società cilena dell’epoca.Nel prossimo capitolo approfondiremo il ruolo e il discorso dell’esercito cileno che portò avanti in questo specifico processo di occupazione.
L’ESERCITO NAZIONALE
Il 24 ottobre del 1861 Cornelio Saavedra è nominato comandante capo dell’esercito operante nel territori Mapuche, incaricato di pianificare ed attuare una strategia militare finalizzata all’occupazione totale dell’area.Il sistema di “civilizzazione” e riduzione del popolo indigeno, che l’ufficiale dell’esercito sottopose al governo in carica, si basava su vari punti fondamentali:1) avanzare verso il sud e crere una nuova linea di frontiera, ovverosia il fiumeMalleco.2) suddivisione dei territori compresi tra il fiume Malleco e il fiume Bio-bio.3) colonizzazione dei territori più fertiliNei piani di Saavedra c’era l’intenzione chiara di voler non rispettare la linea di confine del fiume Bio-bio definita nel palamento di Quilin tra gli spagnoli e iMapuche, che assicurava l’autonomia territoriali del popolo indigeno. La giovane Repubblica cilena decise, nel 1861, di rompere tale trattato da lei riconosciuto con il parlamento di Tapihue del 1825, e far avanzare le truppe verso il fiume Malleco. Tale trattato fu trasgredito già nel 1852, nel momento in cui fu creata la provincia di Malleco che ha permesso allo Stato cileno di estendere la sua sovranità al sud del fiume Bio-bio, creando paesi, fortini e concedendo legittimità alle missioni religiose.Secondo la strategia militare, era di grande importanza la conquista delle terre indigene e la loro suddivisione. Questo processo consisteva, all’interno di altre azioni, di costruire fortini militari nella zona di Malleco, rafforzare le missioni religiose cristiane e dividere le comunità Mapuche con l’obiettivo di rinchiuderli nei pochi terreni rimasti a loro disposizione. Era la terra idonea dal punto di vista militare, ovverosia i luoghi strategici per l’istallazione di fortini che potessero svolgere la funzione di reprimere, sorvegliare e controllare la resistenza Mapuche. Inoltre nell’immediato vennero occupati aree ferili e in posizioni geografiche eccellenti. I Mapuche furono ricollocati, tra il 1883 e il 1929, per mezzo dei “titoli di Merced”, in aree collinose, nelle vicinanze di fiumi, e soprattutto in scarsi ettari di terre. In tale maniera si formarono le cosidette “riduzioni Mapuche”. La consegna dei titoli di Merced, venne anticipata dalla messa in vigore della legge del 4.12.1866 denominata “fondazioni di popolazioni nei territori indigeni” che permise la nascita di paesi abitati dai coloni cileni e stranieri. La consegna della documentazione che legalizzò il trasferimento e la riduzione delle terre indigene, la nominarono pomposamente “titulos de Merced”, visto che la gestione dello stato fu una merced, un regalo e non un riconoscimento dell’occupazione da sempre sostenuta da imprenditori e dai “nuovi proprietari”. Il titolo di Merced non fu il riconoscimneto di antiche divisioni territoriali, ma una politica finalizzata a disarticolare i Mapuche sopravvisuti dalla guerra conclusa nel 1883.Il processo di sradicaziione e riduzione indigena verso la consegna dei titoli di Merced, si tradusse nella consegna di un totale di 2.918 ettari per 82.629 Mapuche, che equivale a 6 ettari a ogni singola persona. Considerando anche altre aree, il popolo Mapuche si ridusse a 510.386 ettari dei 10 milioni di ettari che erano i territori Mapuche legittimati dai parlamenti stipulati tra gli spagnoli e i Mapuche. Il 95% dei territori furono convertiti in proprietà fiscali, vendute e o consegnate ai coloni stranieri e ai vari imprenditori cileni per essere sfruttate e convertite in estesi fondi padronali. Il 5% delle terre consegnate al popolo Mapuche furono localizzate in spazi geografici poco adatti all’attività agricola e di difficile accesso.Le comunità Mapuche furono raggruppate e circondate dai fondi padronali e obbligate alla manovalanza nei loro territori saccheggiati dai coloni. Ricordiamo le parole di Lorenzo Koluman, una volta radicato nei territori Mapuche nel 1913: “quello che abbiamo ottenuto con la civilizzazione che ci dicono che ci hanno dato, è vivere schiacciati come il frumento in un campo”.Lo scenario a metà del secolo XX per il popolo Mapuche non migliorò. Da essere una società ricca in allevamento e agricoltura, divenne una società completamente impoverita, obbligata per sopravvivere nella povertà a sottomettersi ai padoni dei fondi. Insieme all’impoverimento della popolazione si nota anche la notevole marginalizzazione dei sopravvisuti alla guerra. Il popolo Mapuche passò ad essere sovrano dei propri territori a cittadini cileni di seconda categoria. Tale radicale cambiamento lo esprime Rudencio Quinchavil, a considerare, in una prospettiva storica, nel secolo XX, i Mapuche: “C’era ingiustizia nel campo. Uno guarda a un km di distanza e nota un fondo con una casa distinta, trattori coltivando i terreni, gente lavorando tanto frumento e vedi il tuo pezzetto di terreno che non produce nulla. In tale maniera continui a pensare e ti rendi conto che prima tenevamo un pò di terreno anche dopo la sconfitta della guerra, ma successivamente la riduzione aumentò e i piccoli pezzamenti di terreni assegnati divennero minifondi. Sempre mi ricordo di mio padre che mi diceva “prima il recinto passava per questo tronco, per questa pianta, per questo fiume. Prima era tutto nostro”. Credo che fu attraverso il sistema di prestito di sacchi di frumento che il ricco dava alla gente che dopo non era più in grado di pagare, e allora il ricco s’impodroniva dei terreni e contattava la polizia che sempre li sosteneva.L’impoverimento dei territori Mapuche fu la causa dell’immigrazione di uomini e donne verso i centri urbani. La creazione delle città sono anche il prodotto del saccheggio dei territori indigeni. In tempi antichi le città di Santiago, Concepción, Villarica, Angol e Temuco erano pololate dai Mapuche in cerca di migliori condizioni materiali di vita. Il fenomeno migratorio campo-città può essere visto di forma casuale ma in realtà fu un prodotto dell’usurpazione dei terreni Mapuche. A proposito Ernirque Antileo sostiene: ”Durante il secolo XX e nell’attualità, non siamo davanti a un processo volontario derivato da decisioni libere e senza pressioni ma tutto il contrario. Ubbidisce a fattori strutturali di dominazione che si trasformano costantemente, però la conformazione coloniale continua vigente”.Le consegienze dell’occupazione militare e del processo di radicazione indigena, sono momenti storici per la comprensione del processo di saccheggio delle terreMapuche, dell’impoverimneto, la marginazione della vita, e del cambiamento dei costumi e delle credenze.Sono momenti chiave necessari anche per poter riflettere riguardo alle strategie Mapuche di resistenza e comprendere la fondazione della Corporazione Araucana, il Fronte Unico Araucano, la Società Galvarino, così come l’ingresso di uomini e donne Mapuche nella Escuela Normales. Il sucessivo capitolo visualizza il ruolo dei colonizzatori che occuparono i territori conquistati, oltre a porre al centro della discussione il ruolo dei colonizzati.C
COLONI e COLONIZZAZIONE
Una delle principali preoccupazioni per le autorità dell’epoca, era definire chi poteva occupare le “nuove terre” dopo l’occupazione militare. Esisteva un’esperienza antecedente relativa all’invito di creare nuove istallazioni di coloni in terre indigene, durante il decennio tra il 1840 e il 1850. Pérez Rosales e Bernado Phillipe, furono incaricati per lo Stato cileno a trovare persone disponibili a vivere nei territoti Mapuche-Huilliche della zona di Llanquihue. In tali occasione coloni pricialmente tedeschi, arrivarono in questi territori. La popolazione Hulliche fu ridotta a vivere in zone costiere e la maggior parte delle terre formarono parte delle grandi società agricole australi.Perchè le autorità invitarono popolazioni europee a vivere questi territori recentemente occupati dallo Stato cileno?In Cile e in tutta l’America Latina, come parte del “rapporto coloniale”, si continuò a guardare l’Europa come esempio da seguire, considerazione ancora valida attualmente. Nel continente europeo era iniziata la cosidetta “rivoluzione industriale” e tale evento storico fece pensare alle autorità locali, che le nuove popolazioni arrivate nei territori potevano contribuire notevolmente a portare il progresso, fornendogli nessun limite perchè potessero raggiungere tale obiettivo. Tale processo fu indubbiamente segnato da fatti di violenza coloniale, guerre e processi espansionistici, dove la sovranità ancestrale del popolo Mapuche non fu prioritaria in nessun caso. Dietro a questa idea era presente un forte razzismo che potenziò il pensiero che la sovranità europea, rispetto a quella americana, radicava nella “razza” e non in altre condizioni e contesti propri del periodo storico. Fu così che laselezione degli immigrati europei aveva anche un valore razzista: quelli che che popolarono le terre al sud del fiume Bio-bio, ovverosia le antiche terre Mapuche, dovevano essere europei della zona centrale del continente europeo, specialmente tedeschi, austriaci e svizzeri, popolazioni ben convinte della loro superiorità razziale, la quale segnò il corso delle loro azioni.Secondo il professore Arauco Chihuilaf: “Lo Stato ebbe fiducia in imprese private, le Società Coloniatrici, inacaricate a portare i coloni stranieri. Quest’ultimi ricevettero terre, nel risetto della legge del 4.8.1874”. “Otto imprese colonizzatrici in Malleco, Cautìn e Valdivia, ricevettero ben 213.945 ettari per consegnarli ai nuovi coloni. Tra la fine del 1883 e l’inizio del 1884 s’installarono nella parte nord della regione dell’Araucania, 500 famiglie di spagnoli, francesi, italiani, svizzeri e tedeschi nelle varie colonie poco distanti da Victoria, Quechereguas, Huequen, Traiguén e Contulmo” secondo il professore Josè Manuel Zabala. Nella parte interna, Zabala sostiene che: ”tra il 1883 e il 1890, arrivarono in totale 6.880 immigrati europei in qualità di coloni, e che tra il 1891 e il 1900 si sommarono altri 500, e chiudendo questo ciclo d’espansione, tra il 1901 e il 1912, ulteriori 1750 coloni”. Dopo il 1912, l’arrivo di questi coloni diminuì. “Antichi territori oggetto di una colonizzazione non ancora consolidata, ricevettero alcune nuove famiglie europee, come si verificò nel caso di Pichi-Chelle, nell’area di colonizzazione di Budi, dove tra il 1924 e il 1928 arrivarono quattro famiglie tedesche cattoliche”. Nelle zone interne si stabilirono cileni che sempre di più si muovevano dal nord del Cile verso queste terre che non erano più dei Mapuche, secondo l’ordine e la legge… Il processo di disarticolazione delle terre Mapuche accelerà a fine secolo XIX. Inoltre delle terre rivendute lo Stato volle ricompensare con terreni a titolo gratuito, a chi aveva servito la nazione o la regione, ai soldati che volevano stabilirsi nella regione una volta svolto il loro compito nell’esercito e quelli che avevano partecipato alla Guerra del Pacifico (1879-1884). In questo contesto di cifre e periodi storici, possiamo evidenziare la figura di un’ingegnere belga, Gustavo Berniory che arrivò a questi “nuovi territori” con l’idea di appoggiare lo “sviluppo” e il “progresso” di queste terre, più puntualmente attraverso la costruzione della linea ferroviaria strettamente indispensabile anche per l’esercito cileno. Il belga era un uomo ottimista, motivato dall’arrivo della “civilizzazione”. Dichiarò che il popolo della Victoria era una specie di “Torre di Babele”, per il fatto che nelle sue strade si ascoltavano varie lingue. Questo ingegnere ha vissuto per dieci anni in Auracania (1889-1899) e i suoi scritti furono vitali perricostruire la storia dei primi anni del post-guerra. Grazie ai suoi testi si è potuto riscontrare, alla fine del secolo XIX, la convivenza tra differenti etnie umane. Berniory decrisse di un incontro con un gruppo di Mapuche durante la costruzione della ferrovia, indigeni con il loro tradizionale vestiario e con le loro abitudini millenarie. Tale documentazione fotografica risultò un’inestimabile materiale per lo studio della società Mapuche, che passò da essere un popolo libero a un popolo depredato e invisibilizzato.Che cosa ricordano i Mapuche di questo periodo? Con il passare degli anni, e a partire dagli studi degli archivi di Temuco e Santiago, si comprese chiaramente che dopo la depredazione delle terre del popolo Mapuche, diretto dall’esercito cileno, si verificò un seconda saccheggio contro gli indigeni. I coloni rubarono le terre che i Mapuche ricevettero grazie alla legge. Dopo il 1883, lo Stato consegnò i “Titoli di Merced” alla popolazione Mapuche sopravvisuta, con mappe e i limiti delle poche terre concesse. Martin Correa, Nancy Yanez e Raùl Molina, in un libro intitolato “I Mapuche e la riforma agraria” sostengono che questo processo iniziato dallo Stato con il sostegno dei coloni, implicò grandi conflitti nella zona, per il fatto che in varie occasioni famiglie già radicate in un territorio a loro assegnato, furono espulsi. Davanti a tale abuso, nessuna istituzione statale appoggiò i Mapuche, riducendo ulteriormente le loro terre e disumanizzandoli. Gli autori riportano che la “Commissione Radicadora” che in innumerevoli occasioni, non consegnò ai Mapuche quello che realmente corrispondeva dai Titoli di Merced, riducendo sistematicamente la superficie realmente consegnata. Un altro testo che permette di comprendere la valutazione dei Mapuche nei confronti dei coloni e le loro azioni nelle terre depredate, è quello di Jorge Ivan Vergara e Martin Correa chiamato “Le terre della rabbia”, nel quale si descrive la storia della comunità di Temulepu e la sua lotta per recuperare quello che le fu derubato. Vengono riportati azioni impuni compiute dai coloni a danno delle terre Mapuche. Riportano gli autori: “Non c’è famiglia Mapuche nella quale non si parla della linea antica di confine. L’esempio della comunità Mapuche José Calbùn, è rappresentativa di quello che è successo con le terre indigene e il ruolo dei coloni in questa seconda fase depredatoria. Alla comunità, situata nel settore di Chacaio nel Comune di Angol, con una superficie di 200 ettari, Jose Bunster, impresario tedesco finanziatore dell’esercito nella sua campagna di occupazione, e nuovo padrone terriero, offrì di cambiare le rispettive terre”. In realtà fu un ulteriore inganno, perchè quando i Mapuche consegnarono a Bunster le terre sulle quali fino a quel momento stavano vivendo, l’imprenditore stava occupando ancora i suoi terreni, e decise di consegnarli ai Mapuche solo almomento del termine della semina, spiega un discendente del Lonko Calbùn. Così i casi d’inganno, furto e violenza contro i Mapuche e il suo ridotto territorio, si sommarono e si presentarono chiaramente a giudici indifferenti delle varie città di Concepcion, Angol e Temuco. Altre vicende riportano il matrimonio di Ignacio Quinchavil e Catalina Porma, che permise di far conoscere il passato del suo popolo, quello dei territori Huincul, al sud est della città di Nueva Imperial, territorio vicino a Rulomapu. La signora Catalina, narrò le conseguenze della riduzione dei territori e le conseguenze quotidiane, come la perdita delle ricchezze proprie della sua terra e come le cambiò negativamente la sua alimentazione e la sua salute. “Noi stessi siamo abituati a parlare spagnolo, consciamo la nostra lingua ma ormai è abitudine”.
RIFLESSIONI FINALI
L’oralità e la memoria sono strumenti chiave che ci consegnano i Mapuche per conoscere la loro esperienza di vita silenziata, e negata dalla storia egemonica. Solo loro possano narrare delle loro differenti storie, specificatamente quelle che descrivono l’incontro con i coloni, la loro resitenza e il processo di colonizzazione che ha segnato la loro forma di vita ancestrale. Davanti a questo, la scrittura Mapuche e l’esercizio stesso di rileggere e riscrivere la storia, risulta una forma di resistenza da parte del popolo Mapuche, di fondamentale rilevanza nel momento di riposizionare la sua storia davanti alla scrittura colonizzatrice segnata per il razzismo e la credenza della superiorità culturale. Questo lungo processo di saccheggio, usurpazione e abuso sistematico, che è stato silenziato per la storia tradizionale e nazionale, ha permesso la continuità di un discorso coloniale e razzista, senza fornire elementi per una riflessione critica riguardo alla violenza coloniale. Lo Stato si è solo occupato di pianificare e consolidare il progresso di sovranità territoriale e il “progresso” in territori Mapuche, il quale è visto come una giustificazione o come una via valida per ottenere il suo obiettivo. Non sono mai state considerate le gravi conseguenze delle sue azioni, lasciando relegato a un secondo piano, la resistenza esercitata e, a sua volta, la disumanizzazione del popolo Mapuche, per mezzo della violenza compiuta tanto da agenti statali, quanto dai colonizzatori stranieri e cileni.
